Quota 100, salta il restyling delle finestre. La palla passa al tavolo con i sindacati

Quota 100, salta il restyling delle finestre. La palla passa al tavolo con i sindacati



ServizioVERSO LA MANOVRA

La rinuncia alla creazione dal 2020 di un’uscita unica per i nuovi pensionamenti anticipati arriva al termine della riunione a Palazzo Chigi sulla manovra tra il premier Conte e la delegazione del ministero dell’Economia. I veti incrociati nella maggioranza provocano lo stop alle modifiche. La questione sarà ora affrontata nel confronto con Cgil, Cisl e Uil sulla previdenza

di Davide Colombo e Marco Rogari

2′ di lettura

Quota 100 resta. E salta anche il restyling delle finestre con il ricorso all’uscita unica per lavoratori privati e pubblici al posto dei due distinti “canali” previsto dal “decretone” dello scorso gennaio. Che continuano quindi a restare in vigore, a meno di ripensamenti dell’ultima ora.

La decisione è stata presa nell’ultima riunione a Palazzo Chigi sulla manovra, alla quale hanno partecipato il premier Giuseppe Conte e la delegazione del ministero dell’Economia. Un incontro necessario per preparare il terreno in vista del decisivo vertice di maggioranza decisivo sulla legge di bilancio e consentire poi al Consiglio dei ministri di dare l’ok al Documento programmatico di bilancio, atteso a Bruxelles, e affrontare il decreto fiscale.

I veti incrociati causano lo stop I veti incrociati nella maggioranza e la necessità di trovare un faticoso compromesso sulla fisionomia della manovra hanno prodotto lo stop definitivo all’ipotesi di rimodulazione delle uscite per i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 anni di contribuzione, che era stata congegnata dai tecnici del Mef e che era vista di buon occhio dal Pd e da Italia Viva. Che addirittura puntava alla completa abolizione di Quota 100, difesa invece a spada tratta dal Movimento Cinque stelle. Non a Caso i Cinque stelle hanno subito espresso grande soddisfazione per la rinuncia a qualsiasi modifica. Ma la partita è solo rinviata.

I veti incrociati nella maggioranza hanno prodotto lo stop definitivo all’ipotesi di rimodulazione delle uscite per i pensionamenti anticipati con almeno 62 anni d’età e 38 anni di contribuzione

CONSULTA IL DOSSIER - Verso la manovra

La palla passa al tavolo Governo-sindacati Il tema sarà riproposto al tavolo governo-sindacati sulle pensioni, che sarà chiamato a individuare alcuni correttivi da far scattare già nel 2021 e creare i presupposti per la nuova riforma da far entrare in vigore nel 2022, quando si sarà esaurita la sperimentazione triennale di Quota 100. Una riforma necessaria per evitare gli effetti negativi di un maxi-scalone di 5 anni con cui, senza l’introduzione di nuove misure in chiave “decalage”, si troverebbero a fare i conti i lavoratori con almeno 38 anni di contribuzione nati dopo il 1960. Il confronto, già avviato in vista della stesura della manovra, entrerà nel vivo le prossime settimane, con l’obiettivo di individuare le soluzioni più efficaci entro la prossima primavera. A confermare che Quota 100 «non si tocca» è stato il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta (Pd), che ha aggiunto: «al termine della sua naturale scadenza non la riconfermeremo». E ha poi sottolineato: «Il problema ci sarà dopo», perché «dovremo discutere di che tipo di uscita dal lavoro realizzare».

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