Verdelli ricorda Simoni: “È stato un padre per me” – La Gazzetta dello Sport

Verdelli ricorda Simoni: “È stato un padre per me” – La Gazzetta dello Sport


Lo storico capitano della Cremonese racconta il tecnico scomparso: “Ho imparato molto da lui. Era un grande motivatore. Misurato e anche scaramantico. Quanto amava i ritiri”

Quattro anni insieme alla Cremonese, dal ’92 al ‘96: una promozione in B con la ciliegina del trionfo a Wembley nel torneo Anglo-Italiano, poi tre campionati di A. Corrado Verdelli, ex capitano di quell’incredibile squadra e oggi capo osservatore dell’Inter, deve molto a Gigi Simoni. «Per me era come un padre».

«Tantissimo, soprattutto la gestione del gruppo, la capacità di motivare i giocatori, di parlare a una piazza molto esigente e di allentare la pressione. Mi ha insegnato l’importanza di soffrire in una squadra di provincia».

«Si giocava un 3-5-2 molto solido, essenziale. Io facevo il libero staccato con due marcatori che s’incollavano all’avversario. Lui e Trapattoni, l’altro mio maestro per tre anni all’Inter, si assomigliavano anche se avevano caratteri diversi: poca tattica, tanta corsa e tanto sacrificio. Preparava la gara con umiltà, studiando nei minimi particolari le qualità degli avversari e adattando le proprie idee alle caratteristiche dei giocatori che allenava».

«Sicuramente la vittoria con il Derby County a Wembley nel 1993, davanti a 35 mila spettatori e tanta gente arrivata da Cremona. Con un mio gol, tra l’altro, io che segnavo sempre pochissimo: ricordo la corsa per andare ad abbracciare Simoni. Se lo meritava, era il suo capolavoro con la promozione in A. Una partita entrata nella storia grigiorossa».

«Ho l’imbarazzo della scelta: le vittorie con Napoli, Lazio e Roma il primo anno di A e quello dopo, con il Milan a San Siro. O i derby con il Piacenza, i rivali storici della Cremonese».

Verdelli uomo di fiducia…

«Con l’argentino Dezotti ero il più esperto del gruppo e Simoni si rivolgeva a me quando c’era qualche problema, ero il collegamento tra lui e la squadra. Ad esempio quando c’era da far accettare un ritiro non previsto: Gigi era scaramantico, voleva partire il giovedì per andare nello stesso albergo sul lago di Garda anche se non serviva perché la classifica era buona. Ma lui voleva cementare il gruppo, stare con noi, giocare a carte, vivere la vigilia».

Per tutti: un vero signore.

«Intelligente e misurato, era impossibile non volergli bene. Il nostro rapporto andava al di là dell’aspetto tecnico. Ci ha lasciato una persona fantastica».

Ma non perdeva mai la calma? Impossibile…

«Ricordo le prime settimane alla Cremonese, in Serie B. Un brutto inizio, la squadra stentava, i risultati non arrivavano. Litigava di continuo con il d.s. Favalli, suo grande amico, perché il gruppo non gli sembrava competitivo. Una volta sul pullman tornando da Cesena si era sfogato chiedendomi un consiglio, era in crisi, voleva andarsene. E io gli avevo detto di provare a cambiare qualcosa a centrocampo perché subivamo troppo, di spostare Nicolini davanti alla difesa e soprattutto gli avevo suggerito di avere pazienza, perché la squadra era forte. Maspero, Dezotti, Tentoni… E infatti poi con 8 vittorie di fila le cose si sono sistemate».