Bologna, Mihajlovic al Tg1 ricorda la malattia

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Il tecnico del Bologna ripensa all’esordio in panchina dopo il ricovero per leucemia: “Ero il simbolo di una persona che combatte. Ibra? Lunedì spero sia migliore dell’ultima volta…”

“Se quel giorno non fossi andato alla partita sarei morto”: in un’intervista al Tg1, Sinisa Mihajlovic racconta quel 25 agosto del 2019 quando, dopo il ricovero per leucemia del 15 luglio, uscì dall’Ospedale Sant’Orsola e andò in panchina per Verona-Bologna, stupendo tutti e facendo una sorpresa alla squadra. “Anche se quel giorno ero debole in tutto e per tutto – dice – beh, quelle erano le immagini della forza e della volontà di una persona che combatte. Ringrazierò sempre il donatore di midollo (il trapianto venne fatto il 29 ottobre 2019, ndr): non so chi è ma mi ha salvato la vita”.

CARO IBRA

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Sinisa è pronto a tornare in panchina alla prima di campionato (contro il Milan) dopo aver battuto anche il Covid-19. “Quando passi la leucemia è difficile aver paura – sorride -: come quando passi una guerra, di cosa mai puoi avere paura dopo? Sono stato sempre sereno. Se lo avessi preso a febbraio-marzo quando ero immunodepresso poteva essere anche pericoloso. A 51 anni, comunque, ho imparato a farmi il letto da solo perché quando ero in ospedale per la leucemia nessuno poteva entrare nella mia stanza: all’inizio ci mettevo mezz’ora, poi ho imparato. La prossima sfida? Lunedì sera, devo incontrare il mio amico Ibra: speriamo che possa essere migliore dell’ultima volta che abbiamo preso cinque pappine…”.

 

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