Pet economy, Veneto terza in Italia per spesa. Investiti ben 652 miliardi in prodotti e servizi.
22/02/2026
La crescita della spesa destinata agli animali da compagnia non è più un fenomeno marginale né episodico: in Veneto ha assunto dimensioni tali da ridefinire un intero segmento produttivo. Nel 2024 le famiglie venete hanno investito 652 milioni di euro in prodotti e servizi per i propri animali, pari al 9,7% del totale nazionale, dato che colloca la regione al terzo posto in Italia dopo Lombardia (1.396 milioni) e Lazio (882 milioni).
I numeri emergono da un’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Istat e raccontano un settore che, nel giro di un decennio, ha registrato una progressione ben più marcata rispetto alla spesa complessiva delle famiglie.
Una filiera che cresce più della media dei consumi
A livello nazionale la pet economy vale 6,7 miliardi di euro, con un incremento del 76% negli ultimi dieci anni, a fronte di un aumento del 9,4% della spesa totale delle famiglie. Un differenziale che misura la profondità del cambiamento: gli animali domestici sono entrati stabilmente nell’organizzazione economica delle famiglie, generando domanda costante e diversificata.
Nel dettaglio, dei 652 milioni spesi in Veneto, 510 milioni riguardano prodotti – alimenti, articoli per la cura, accessori – mentre 142 milioni sono destinati ai servizi veterinari e ad attività come toelettatura, pensione, addestramento e custodia. A livello provinciale, almeno cinque territori superano i 100 milioni di euro di spesa annua, con Padova e Verona in posizione di vertice.
Sul piano demografico, in Italia si contano 25,5 milioni di animali domestici, presenti nel 37,7% delle famiglie; nel Nord-Est la quota sale al 40,3%, mentre nei piccoli Comuni sotto i 2.000 abitanti quasi una famiglia su due convive con almeno un animale.
Artigianato protagonista: +107,7% in dieci anni
Il cuore produttivo regionale è rappresentato dalle imprese artigiane dei servizi di cura per animali da compagnia. In Veneto operano 380 imprese artigiane, pari al 69,2% del totale del comparto, una incidenza nettamente superiore rispetto al peso medio dell’artigianato nell’economia complessiva (21,2%). Gli addetti sono 457.
La dinamica è significativa: +4,7% nell’ultimo anno e +107,7% nell’ultimo decennio, con un numero di imprese più che raddoppiato. Un’espansione che riflette la capacità del tessuto produttivo veneto di intercettare nuovi bisogni e di tradurli in servizi specializzati, spesso a elevato contenuto relazionale.
La filiera non si esaurisce nel mercato interno. Nei dodici mesi a ottobre 2025 l’Italia ha esportato prodotti legati al settore per 827 milioni di euro, con una crescita del 3,5% nei primi dieci mesi dell’anno. Il saldo commerciale resta negativo per almeno 270 milioni, segnale di una domanda ancora superiore all’offerta nazionale e, al tempo stesso, di uno spazio di sviluppo per un territorio a forte vocazione manifatturiera come il Veneto, che può valorizzare competenze nella lavorazione dei materiali, nel tessile e nella trasformazione alimentare applicate anche al segmento pet.