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Spari tra studenti a Legnago, proposta lavori sociali per i responsabili

24/04/2026

Spari tra studenti a Legnago, proposta lavori sociali per i responsabili

Colpi di pistola esplosi in pieno giorno tra studenti alla fermata delle corriere di Porto di Legnago, nel Veronese, hanno riacceso il tema della sicurezza nei luoghi frequentati dai giovani. L’episodio, avvenuto davanti a numerosi ragazzi, ha generato forte allarme tra cittadini e famiglie.

Allarme sicurezza e reazione istituzionale

A intervenire è il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che parla di un fatto grave e di un segnale di deterioramento del contesto sociale ed educativo. Secondo quanto riferito, un gruppo di giovani ha esploso alcuni colpi di arma da fuoco nelle vicinanze della fermata, in un’area abitualmente frequentata da studenti pendolari.

La dinamica ha creato momenti di tensione e paura, con persone presenti costrette a cercare riparo. Non risultano, al momento, notizie di feriti, ma l’accaduto ha sollevato interrogativi sulla gestione della sicurezza in spazi pubblici sensibili, soprattutto nelle fasce orarie di maggiore affluenza.

Stefani ha sottolineato la necessità di una risposta immediata, evidenziando come episodi di questo tipo non possano essere tollerati, soprattutto quando avvengono in contesti legati alla quotidianità scolastica. Il richiamo è rivolto anche alla responsabilità collettiva e al ruolo delle istituzioni nel prevenire fenomeni simili.

Proposta lavori utili per chi commette reati

Il presidente ha rilanciato una proposta già avanzata a livello regionale: introdurre lavori di pubblica utilità obbligatori per chi si rende protagonista di comportamenti violenti o illegali. L’idea è quella di coinvolgere i responsabili in attività concrete, come la manutenzione di spazi pubblici, scuole, parchi e cimiteri, con l’obiettivo di restituire qualcosa alla comunità.

Secondo Stefani, questo approccio avrebbe anche una funzione educativa, aiutando a trasmettere valori legati al rispetto del territorio e della convivenza civile. La proposta è stata condivisa con l’Ufficio scolastico regionale e con Anci, nel tentativo di costruire un percorso strutturato che affianchi le misure di ordine pubblico.

Un altro elemento evidenziato riguarda il ruolo dei social network, dove episodi simili rischiano di essere amplificati e trasformati in modelli imitativi. Per questo, viene indicata la necessità di un intervento più ampio, capace di incidere anche sul piano culturale e comunicativo.

Il presidente ha infine richiamato la collaborazione tra istituzioni, famiglie e territorio, sostenendo che la sicurezza non si esaurisce nelle misure repressive, ma richiede un lavoro condiviso sul fronte educativo e sociale, per evitare che situazioni di questo tipo possano ripetersi.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to