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VenetoCongiuntura, IV trimestre 2025: la manifattura rialza la testa, ordini esteri in accelerazione

26/02/2026

VenetoCongiuntura, IV trimestre 2025: la manifattura rialza la testa, ordini esteri in accelerazione

Il 2025 dell’industria manifatturiera veneta si chiude con un segnale che, pur senza euforia, cambia l’umore rispetto ai mesi precedenti: la ripartenza, fragile ma misurabile, della produzione e del fatturato, accompagnata da un recupero più deciso degli ordinativi esteri. I numeri fotografano un sistema che ha attraversato una lunga fase di rallentamento e che, tra incertezze globali e tensioni commerciali, prova a ritrovare ritmo, soprattutto nella seconda parte dell’anno.

L’analisi è quella di VenetoCongiuntura, elaborata da Unioncamere del Veneto su un campione ampio: circa 2.000 imprese con almeno 10 addetti, per oltre 122.000 lavoratori complessivi. Una base che restituisce una lettura solida delle tendenze, con la prudenza necessaria quando il quadro internazionale continua a restare instabile.

Produzione e fatturato: inversione nel secondo semestre, impianti più utilizzati

Fino a giugno, la produzione era ancora in flessione su base annua, in continuità con una sequenza di trimestri difficili. Il passaggio del terzo trimestre segna però un cambio di segno, lieve ma significativo, che viene confermato nel quarto: la variazione tendenziale della produzione nel periodo ottobre-dicembre è pari a +1,7%. Il dato si accompagna a un miglioramento del grado di utilizzo degli impianti, che sale dal 70,5% di metà anno al 72,2% a fine 2025.

Lo stesso andamento “a due tempi” riguarda il fatturato: prima metà dell’anno negativa, seconda metà positiva e in rafforzamento. Il ritmo di crescita, sempre su base tendenziale, passa da +1,7% a +2,1%, indicando un recupero che poggia su una maggiore capacità di trasformare la produzione in vendite, pur in un contesto che resta soggetto a oscillazioni anche mensili.

Ordinativi: la spinta arriva dall’estero, macchinari in evidenza

Se la produzione torna a muoversi, gli ordinativi raccontano una storia ancora più interessante: per buona parte dell’anno prevale una sostanziale stabilità, con movimenti legati anche a comportamenti tattici delle imprese e della domanda, tra anticipi e frenate. La vera discontinuità emerge nel quarto trimestre, quando gli ordini esteri registrano un +3,9% tendenziale. La domanda interna si risveglia, ma con intensità minore: +1,6%.

Nel commento di Unioncamere del Veneto, il presidente Antonio Santocono collega il recupero degli ordinativi esteri anche alla migliore tenuta di comparti specifici, con l’industria dei macchinari tra i settori che beneficiano maggiormente della ripresa, in un quadro nel quale i segnali provenienti da alcune economie partner — Germania in primis — possono avere un ruolo di traino.

Cresce inoltre l’orizzonte di produzione garantito dal portafoglio ordini: a fine anno si attesta intorno ai 58 giorni, contro i 52 di inizio 2025. È un indicatore che, per molte aziende, vale quanto un termometro: non annuncia certezze, ma offre visibilità e riduce l’ansia da “corto raggio” tipica delle fasi di mercato più tese.

Sul fronte delle prospettive, le attese delle imprese per i primi tre mesi del 2026 mostrano un clima migliore rispetto alle preoccupazioni espresse a metà 2025: aumentano le quote di imprenditori che si aspettano crescita per produzione, fatturato e ordinativi, mentre si riducono le previsioni di flessione. Resta ampia, e in alcuni casi si amplia, l’area di chi prevede stabilità, segno di una cautela che non scompare e che convive con segnali di ripresa.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to