Carlo Petrini morto, il Veneto ricorda il fondatore di Slow Food
22/05/2026
La scomparsa di Carlo “Carlin” Petrini, fondatore del movimento Slow Food, ha suscitato il cordoglio del presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che ha ricordato il ruolo decisivo avuto dal pioniere dell’identità alimentare italiana nella tutela delle produzioni locali, della biodiversità e delle comunità agricole. Per Stefani, Petrini ha trasformato il cibo in rispetto per la terra, contribuendo a salvaguardare patrimoni territoriali che rischiavano di essere cancellati dalle logiche delle grandi produzioni.
Il cordoglio di Stefani per il fondatore di Slow Food
Nel suo messaggio, il presidente del Veneto ha definito Petrini una figura capace di dare nuovo valore al legame tra alimentazione, cultura e territori. La sua visione, sintetizzata nell’idea di un cibo “buono, pulito e giusto”, ha permesso di riportare attenzione su piccoli produttori, filiere locali e saperi agricoli spesso fragili, ma fondamentali per l’identità delle comunità.
Stefani ha sottolineato che anche il Veneto deve molto all’intuizione di Petrini e al lavoro di Slow Food, perché attraverso i Presìdi sono state protette produzioni uniche, varietà tradizionali e realtà economiche che rischiavano di scomparire. Il cibo, nella lettura lasciata dal fondatore del movimento, non è soltanto consumo, ma racconto di luoghi, lavoro, memoria e cura dell’ambiente.
I Presìdi Slow Food e l’eredità nei territori veneti
Il Veneto conta oggi una rete di quasi venti Presìdi Slow Food, indicati dalla Regione come testimonianza concreta dell’eredità culturale lasciata da Petrini. Tra le eccellenze ricordate figurano l’agnello dell’Alpago, il carciofo violetto di Sant’Erasmo, il formaggio fodom di Malga, insieme ad antiche varietà orticole e cerealicole custodite in diverse aree regionali.
Secondo Stefani, questi presìdi raccontano la ricchezza enogastronomica veneta e dimostrano quanto profondo sia stato l’impatto del movimento fondato da Petrini sulla valorizzazione delle produzioni di nicchia. La tutela di questi patrimoni ha permesso a molte comunità locali di riconoscere nel proprio lavoro agricolo una risorsa culturale, economica e identitaria.
Il presidente ha rivolto vicinanza alla famiglia, alla comunità di Slow Food e a quanti hanno condiviso l’impegno di Petrini. La sua eredità, ha evidenziato Stefani, resta una testimonianza preziosa anche per i giovani che si avvicinano all’agricoltura, chiamati a custodire un modello fondato su qualità, territorio e responsabilità verso la terra.
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