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Castelvecchio si apre al digitale: una webapp per visitare il museo

20/04/2026

Castelvecchio si apre al digitale: una webapp per visitare il museo

Visitare un museo oggi significa sempre più spesso attraversare livelli diversi di esperienza, dove la dimensione fisica dell’opera si intreccia con strumenti capaci di ampliare la comprensione e di costruire nuove forme di relazione con il pubblico. È dentro questa trasformazione che si colloca il progetto presentato dai Musei Civici di Verona per il Museo di Castelvecchio, dove una nuova webapp dedicata alla visita affianca il percorso tradizionale con contenuti digitali pensati per rendere più accessibile, leggibile e coinvolgente il patrimonio esposto.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Comune di Verona e il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, all’interno del progetto PNRR iNEST, e si inserisce in una strategia più ampia che punta a integrare digitalizzazione e valorizzazione culturale. Accanto alla webapp è stato realizzato anche il video-documentario “Rosso come il vino, bianco come il pane. Suggestioni dalle collezioni civiche veronesi”, che amplia ulteriormente il racconto del patrimonio attraverso un linguaggio visivo e narrativo capace di mettere in dialogo arte, territorio e temi contemporanei.

Una visita interattiva tra QR code e realtà aumentata

La webapp di Castelvecchio propone un modo diverso di attraversare il museo, costruito su una fruizione flessibile e stratificata. Attraverso l’utilizzo di QR code distribuiti lungo il percorso, i visitatori possono accedere a contenuti in italiano e inglese, approfondendo opere e spazi con un livello di dettaglio che va oltre la tradizionale didascalia. È un approccio che lascia libertà di scelta, permettendo a ciascuno di costruire il proprio itinerario in base al tempo, agli interessi e alla curiosità.

Uno degli elementi più significativi è l’introduzione della realtà aumentata per alcune opere, che consente di attivare una lettura più dinamica e coinvolgente. Non si tratta di un semplice supporto tecnologico, ma di uno strumento che prova a tradurre in esperienza la complessità del museo, rendendo visibili connessioni, dettagli e contesti che spesso sfuggono a uno sguardo veloce. In questo senso, lo smartphone diventa una sorta di navigatore culturale, capace di accompagnare il visitatore senza sostituirsi alla relazione diretta con l’opera.

Il progetto si misura anche con il tema dell’accessibilità, prevedendo sviluppi multilingua e soluzioni pensate per una fruizione più inclusiva, in linea con i principi più recenti legati all’interpretazione del patrimonio. L’obiettivo non è soltanto innovare, ma rendere il museo uno spazio più aperto, dove la tecnologia agisce come supporto discreto e non come elemento invasivo.

Digitalizzazione e sostenibilità nella strategia dei Musei Civici

La realizzazione della webapp si inserisce nel più ampio programma iNEST – Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, che mira a estendere gli effetti della digitalizzazione ai settori chiave del territorio, tra cui turismo e cultura. In questo contesto, il lavoro sviluppato a Verona intreccia ricerca, trasferimento tecnologico e valorizzazione del patrimonio, con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità e del coinvolgimento dei cittadini.

Il contributo tecnico è stato curato da Capitale Cultura Group, che ha lavorato allo sviluppo dell’architettura digitale, dei sistemi di fruizione interattiva e delle soluzioni di realtà aumentata. Il risultato è uno strumento che non si limita a fornire informazioni, ma costruisce un’esperienza più articolata, capace di accompagnare il visitatore dentro l’allestimento progettato da Carlo Scarpa, uno degli elementi distintivi del museo.

Accanto alla dimensione tecnologica, il progetto mantiene un legame forte con i contenuti culturali e con il territorio. Il video-documentario realizzato in parallelo propone infatti un percorso che attraversa le collezioni civiche attraverso il tema del cibo e del vino, mettendo in relazione opere d’arte e questioni contemporanee come la sostenibilità alimentare e l’identità locale. Un approccio che dimostra come la digitalizzazione, quando è pensata in modo coerente, possa diventare uno strumento per ampliare il significato del patrimonio, senza ridurlo a semplice contenuto da consumare.

Castelvecchio si presenta così come un laboratorio in cui tradizione e innovazione trovano un punto di equilibrio. La sfida, ora, sarà capire come questi strumenti verranno utilizzati nel tempo, se sapranno realmente intercettare nuovi pubblici e se riusciranno a trasformare la visita in un’esperienza più consapevole. In gioco non c’è soltanto l’adozione di una tecnologia, ma il modo in cui il museo sceglie di raccontarsi e di essere attraversato.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.