Trapianti, il modello DEC-K di Padova sulla rivista internazionale
27/08/2026
Il programma di trapianto renale DEC-K, nato a Padova e poi esteso a livello nazionale, entra nel dibattito scientifico internazionale con la pubblicazione dei risultati relativi ai primi sei anni di attività sull’American Journal of Transplantation. Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro sviluppato dall’unità operativa Trapianti di rene e pancreas di Padova e, in particolare, dalla professoressa Lucrezia Furian, protagonista della fase pionieristica del progetto.
Il programma integra donatori viventi e deceduti
DEC-K, acronimo di Deceased Donor Initiated Kidney Paired Exchange, nasce con l’obiettivo di integrare due modalità di donazione tradizionalmente gestite attraverso percorsi differenti: quella da vivente e quella da donatore deceduto.
Il modello utilizza un organo proveniente da un donatore deceduto per avviare una catena di scambi tra coppie formate da un paziente in attesa di trapianto e da un donatore vivente disponibile, ma incompatibile con il proprio ricevente. Attraverso gli abbinamenti successivi è possibile aumentare il numero delle compatibilità e offrire una possibilità di intervento anche a pazienti per i quali l’individuazione di un organo adeguato risulta particolarmente complessa.
L’esperienza, sviluppata inizialmente presso il Centro Trapianti di Padova, è stata successivamente ampliata grazie alla collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti e con altre strutture italiane, fino a diventare un programma di dimensione nazionale.
Stefani: ricerca e attività clinica lavorano insieme
Il presidente del Veneto Alberto Stefani ha sottolineato il valore dell’approccio sviluppato a Padova, mettendo in evidenza il passaggio da un’intuizione iniziale a un modello capace di produrre risultati clinici e attirare l’attenzione della comunità scientifica internazionale.
Secondo Stefani, la pubblicazione conferma la capacità della sanità veneta di collegare ricerca scientifica, competenze professionali e pratica clinica, trasformando il lavoro svolto nei centri ospedalieri in soluzioni utilizzabili su una scala più ampia.
Il presidente ha rivolto un riconoscimento all’intera unità operativa Trapianti di rene e pancreas e alla professoressa Furian, indicata come artefice della fase iniziale del programma e autrice dello studio che presenta l’esperienza maturata in sei anni.
Da Padova un modello diventato nazionale
La pubblicazione sull’American Journal of Transplantation consente ora di valutare su un periodo prolungato l’efficacia di un sistema concepito per utilizzare in maniera più efficiente le opportunità offerte dalla donazione di organi.
Il progetto rappresenta anche un esempio di collaborazione tra differenti livelli del sistema sanitario e della rete trapiantologica. L’esperienza padovana è infatti passata dalla sperimentazione locale alla diffusione nazionale, mantenendo al centro la costruzione di percorsi personalizzati per i pazienti e la cooperazione tra professionisti.
Per la Regione Veneto, l’interesse internazionale ottenuto dal programma conferma il ruolo della ricerca clinica sviluppata nel territorio e la possibilità di trasformare competenze specialistiche in modelli organizzativi capaci di incidere sull’accesso ai trapianti e sull’efficienza complessiva del sistema.
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