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Veneto, intesa su Case di Comunità: medici presenti fino a 20 ore

16/06/2026

Veneto, intesa su Case di Comunità: medici presenti fino a 20 ore

Il Veneto ha definito un’intesa per garantire la piena operatività delle Case di Comunità e rafforzare la medicina territoriale. L’accordo è stato raggiunto nel corso di un incontro tra il presidente della Regione Alberto Stefani, l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, il direttore dell’Area Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti e i rappresentanti sindacali dei medici di medicina generale.

Presenza dei medici nelle strutture dal lunedì al venerdì

L’intesa, attualmente in fase di definizione nei dettagli operativi, stabilisce la presenza dei medici di medicina generale all’interno delle Case di Comunità dal lunedì al venerdì, nella fascia oraria compresa tra le 8 e le 20. La copertura sarà garantita attraverso un sistema di turnazione, con l’obiettivo di assicurare continuità assistenziale e accessibilità ai cittadini.

I medici convenzionati con quota capitaria, oggi inseriti nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), saranno coinvolti nell’organizzazione del servizio, mentre resta confermata la continuità assistenziale nelle fasce orarie non coperte dal presidio diurno. L’obiettivo dichiarato è rendere le Case di Comunità un punto stabile di riferimento per la medicina territoriale e per la gestione dei bisogni sanitari non urgenti.

Per i medici operanti a regime orario, l’accordo prevede un impiego di 38 ore settimanali, con una presenza prevalente nelle ore notturne e nei fine settimana. In questo modo viene ampliata la copertura del servizio sanitario sul territorio, con una distribuzione più flessibile delle risorse professionali.

Attività aggiuntive e accesso esteso ai cittadini

L’intesa introduce inoltre la possibilità per entrambe le categorie di medici di svolgere attività aggiuntive fino a un massimo di 6-10 ore settimanali, con una remunerazione fissata a 60 euro lordi l’ora. In queste fasce orarie, i professionisti potranno assistere non solo i propri assistiti, ma anche tutti i cittadini che accedono alle strutture.

Secondo la Regione, il modello punta a rendere le Case di Comunità luoghi realmente operativi, in grado di intercettare i bisogni sanitari prima che diventino emergenze e di ridurre il ricorso improprio ai Pronto soccorso. L’obiettivo è rafforzare la presa in carico delle persone fragili e dei pazienti cronici, avvicinando i servizi sanitari ai territori.

Il presidente Stefani ha definito il Veneto un “laboratorio di buone pratiche”, sottolineando il ruolo centrale delle Case di Comunità come presidio di continuità assistenziale. Il percorso è stato seguito, secondo quanto riferito, attraverso una task force dedicata e un confronto costante con le categorie professionali coinvolte.

Gerosa: “Sanità più vicina ai cittadini”

L’assessore alla Sanità Gino Gerosa ha evidenziato come l’accordo rappresenti un passaggio rilevante per dare concretezza al progetto delle Case di Comunità. Le strutture, ha spiegato, dovranno diventare punti di riferimento per i cittadini, capaci di intercettare i bisogni assistenziali in modo precoce e ridurre la pressione sugli ospedali.

Gerosa ha inoltre sottolineato il valore del confronto con i medici di medicina generale, considerato decisivo per costruire un modello organizzativo che tenga insieme prossimità, efficienza e valorizzazione delle competenze professionali. L’obiettivo è sviluppare una rete territoriale in grado di garantire assistenza continuativa e più vicina ai bisogni delle persone.

L’intesa si inserisce nel più ampio processo di rafforzamento della sanità territoriale, con le Case di Comunità indicate come elemento centrale del nuovo assetto assistenziale regionale. Nei prossimi passaggi saranno definiti i dettagli tecnici e organizzativi per l’avvio operativo del modello.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.