Veneto, un’assunzione su tre riguarda lavoratori stranieri
05/08/2026
Una nuova assunzione su tre effettuata dalle imprese private del Veneto riguarda un lavoratore straniero. Nel 2025, su un totale di 755.340 rapporti di lavoro avviati, 254.155 hanno interessato cittadini di nazionalità non italiana, con un’incidenza del 33,6%. Il dato emerge dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Veneto e descrive una presenza ormai strutturale nel sistema produttivo regionale, soprattutto nei settori che incontrano maggiori difficoltà nel reperire personale.
La quota è salita dal 26,3% del 2008 al 33,6%
Il peso dei lavoratori stranieri sulle nuove assunzioni è cresciuto sensibilmente rispetto al 2008, quando si fermava al 26,3%. Fino al 2018, secondo lo studio, gli avviamenti di personale italiano e straniero avevano seguito un andamento simile. Negli anni successivi le due dinamiche hanno iniziato a separarsi, con una marcata accelerazione della componente straniera dal 2022.
I cittadini stranieri rappresentano attualmente il 10,4% della popolazione residente in Veneto. La regione ospita inoltre il 9,4% di tutte le persone straniere presenti in Italia. La comunità più numerosa è quella romena, che costituisce circa un quarto del totale, seguita da quelle provenienti da Marocco, Cina, Albania, Bangladesh e Moldavia.
La composizione dei flussi ha subito cambiamenti rilevanti. Dal 2021 le presenze provenienti dal Pakistan sono aumentate del 40%, mentre quelle di cittadini ucraini e bangladesi sono cresciute del 25%. L’incremento dei residenti tunisini è stato del 18,3%. Nello stesso periodo sono diminuite le presenze provenienti dal Marocco, scese del 4,2%, e dalla Cina, in calo del 7,1%.
Agricoltura e manifattura assorbono la quota maggiore
I dati dell’Inps confermano l’espansione della partecipazione straniera al mercato del lavoro. Nel 2024 i dipendenti non italiani occupati nel settore privato non agricolo sono aumentati del 28,2% rispetto al 2021. Circa la metà proviene da Paesi europei, mentre il 14,6% arriva dall’Asia centro-meridionale, l’11,5% dall’Africa settentrionale e il 10,9% dall’Africa occidentale.
Gli incrementi maggiori riguardano i lavoratori originari dell’Asia centro-orientale, cresciuti del 69%, e dell’America centro-meridionale, aumentati del 50,6%. Le assunzioni si concentrano soprattutto nell’agricoltura, che raccoglie il 20,2% degli avviamenti, e nelle attività manifatturiere, con una quota del 20%. Seguono il settore ricettivo, la ristorazione e i servizi, che assorbono complessivamente una parte rilevante della domanda.
Nell’artigianato il 34,7% degli assunti è immigrato
Il fenomeno assume una particolare rilevanza nelle circa 118 mila imprese artigiane venete. Nel 2025 il 34,7% delle assunzioni programmate da queste aziende ha riguardato lavoratori immigrati, contro il 28,5% rilevato nelle imprese non artigiane. Il dato colloca il Veneto al quinto posto tra le regioni italiane per incidenza della componente straniera negli inserimenti previsti dall’artigianato.
La presenza nel mercato del lavoro si traduce anche nella creazione di nuove attività. In Veneto operano 55.144 imprese guidate da cittadini stranieri e oltre 20 mila di queste appartengono al comparto artigiano. Più di un’impresa straniera su tre è dunque artigiana.
Nel giro di due anni le attività gestite da imprenditori stranieri sono cresciute di quasi il 4%, mentre il numero complessivo delle imprese artigiane regionali ha registrato una flessione del 2,9%. Le comunità imprenditoriali più rappresentate sono quelle cinese, romena, albanese e marocchina.
Il settore con la maggiore presenza di titolari stranieri è quello delle costruzioni, con il 26% delle imprese. Seguono il commercio al dettaglio, al 16,3%, la ristorazione, al 10%, e il commercio all’ingrosso, al 5,7%.
Boschetto: formazione decisiva per trattenere competenze
Il presidente di Confartigianato Imprese Veneto, Roberto Boschetto, ha richiamato l’attenzione sulla riduzione della disponibilità di manodopera causata dall’andamento demografico. La competizione, secondo Boschetto, riguarderà la capacità dei territori di attrarre persone, formarle e creare le condizioni perché possano restare e mettere a disposizione competenze professionali.
Un’impresa artigiana su tre investe in attività formative, mentre il 18,9% utilizza l’affiancamento diretto sul posto di lavoro. Un ruolo specifico è svolto anche da Formedil, l’ente bilaterale regionale dell’artigianato edile e dei settori affini, che organizza corsi di sicurezza e alfabetizzazione tecnica. Nel solo 2025 sono stati formati oltre 1.600 lavoratori stranieri impiegati nelle costruzioni.
Per Confartigianato, le piccole aziende costituiscono uno dei principali luoghi nei quali il lavoro regolare può trasformarsi in qualificazione professionale, autonomia economica e nuova imprenditorialità. La trasmissione quotidiana dei mestieri, affidata agli imprenditori e ai lavoratori più esperti, produce competenze utili alle singole attività e all’intero sistema economico regionale.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to